Restauro di imbarcazioni in legno

 RESTAURO DI BARCHE D'EPOCA. Definire quale barca sia da considerarsi d'epoca non è facile: è quella che ha più di venticinque o  più di trent'anni? E se è stata rimaneggiata profondamente, è ancora da considerarsi d'epoca? E chi stabilisce e definisce il grado di  rimaneggiamento o di trasformazione, stabilendo così se la barca è d'epoca o no? In realtà, il termine "barca d'epoca" è solo una  definizione soggettiva, mancando una definizione derivante da legge o almeno da consuetudine, così come anche, ad esempio,  avviene per il termine "motorsailer": la legge italiana stabilisce quando l'imbarcazione è a vela (con o senza motore ausiliario) e  quando invece è a motore (con o senza vela ausiliaria), ma non prevede il motorsailer, genericamente e abitualmente indicato  come un'imbarcazione in cui motore e vela hanno uguale importanza ai fini propulsivi. Si capisce subito quanto la parola  "motorsailer" sia vaga, dipendendo dalla superficie velica, dalle forme di carena, dalla capacità di stringere il vento, dalle forme e  dalle dimensioni degli interni e della tuga e via dicendo. Siamo nel vago. Così avviene anche per il termine "barche d'epoca",  variamente interpretato dai proprietari, dal cantiere, dai progettisti, dall'ASDEC, dall'AIVE e dalle altre associazioni di proprietari di  barche, dagli organizzatori dei raduni, dai broker. A essere pignoli, che differenza ci può essere, in tanti casi, tra la barca classica,  quella d'epoca, quella tradizionale e quella semplicemente vecchia? In pratica oggi abbiamo due correnti di pensiero per la  definizione della barca, come "d'epoca": da una parte c'è chi sostiene che è sufficiente che resti un solo chiodo per dire che la barca  è d'epoca, mentre gli integralisti sono di avviso assolutamente contrario, non ritenendo ammissibili variazioni o ricostruzioni, se non  nomine. Non volendo entrare nel merito della questione, parlerò genericamente di barche d'epoca o classiche, senza distinzioni o  preclusioni. Che le barche d'epoca siano di moda è evidente: le riviste nautiche ne parlano, i broker le cercano e gli appassionati  pure, mentre quotidiani e periodici intervistano volentieri famosi personaggi, fotografati a bordo dei loro preziosi velieri, trovati in un  angolo di fiume, buttati da una parte, ma riconosciuti, armati e portati in Italia per il "restauro". Questo interesse è esploso  abbastanza recentemente, se si considera che, fino a una decina d'anni fa, i capannoni erano pieni di barche di legno che ormai non  voleva più nessuno e sembravano destinate ad una lenta agonia restauro barche antiche - barche in legno - rimini o alla demolizione.  Ma viviamo nell'epoca del consumismo: la barca in vetroresina è ormai stata accettata, è diffusissima, non ha più segreti e  soprattutto viene costruita in serie, per cui anche quella più raffinata e costosa diventa un oggetto che chiunque - si fa per dire - può  avere. E allora come ci si può distinguere dalle masse che hanno riempito i porti di barche di plastica così simili tra loro, per non dire  uguali o copiate? C'è solo un sistema: cercare il pezzo unico che non ha nessuno, ossia la barca in legno, anche se vecchia,  malconcia o addirittura semidistrutta o rimaneggiata oltre i limiti del buon gusto. Va tutto bene, purché sia unica e di conseguenza  diversa dalle altre. Ma questa fissazione per la barca classica è moda, è passione, è snobismo o è solo il desiderio degli ultimi  arrivati nella nautica per farsi una nobiltà o un nome che magari hanno già in altri campi? A ben guardare, tra i proprietari di questo  tipo di imbarcazioni c'è veramente di tutto: lo studente senza soldi che vuole andare per mare con gli amici, l'industriale miliardario  che vuole fare vedere a tutti che sa stare al timone di una barca, oltre che al timone del suo impero commerciale, il parvenu che  vuole ostentare il suo potere economico e il vecchio appassionato che ha la barca fin dalla nascita ed è un vero intenditore. Ognuno  fa un uso diverso dalla sua barca: c'è chi la usa sul serio, c'è chi non ci va mai e la noleggia, l'arte del restauro barche in legno c'è  chi mette piede a bordo solo in occasione del varo o quando ci sono dei fotografi convocati per l'occasione e sempre con la poppa in  banchina, c'è chi vive a bordo e fa piano piano il giro del Mediterraneo, chi ci va in America e chi resta a Portofino o a Porto Cervo  tutto l'anno. Nulla accomuna tutti questi personaggi, se non il fatto di possedere una barca diversa dalle altre, e nulla accomuna le  barche, se non il fatto di avere una certa età: si trovano infatti derive e barche da regata storiche come il Dinghy 12 piedi S.I.,  ristrutturazione, ristrutturare, restauro di barche in legno a rimini il Dragone, il Requin o la classe U., classi metriche da regata  come il 5,50 S.I., i 6 e gli 8 metri, barche della classe J, lunghe più di 30 metri, barche da lavoro a vela o a motore, motoscafi e  tante altre ancora. Insomma tutta una flotta eterogenea e multiforme di barche in legno, in acciaio, a struttura mista legno e  acciaio, a vela e a motore, di cantiere famoso o senza pedigree. Ben diverse sono anche le condizioni in cui una barca d'epoca si  può trovare, perché si va dalla barca completamente abbandonata, se non addirittura affondata, alla barca tenuta in perfetto stato  da proprietari scrupolosi: tra questi due estremi si trova tutta una gamma di imbarcazioni che finiscono comunque tutte con l'avere  in comune la necessità di essere rimesse in perfette condizioni. Ed ecco che nasce il problema del restauro, anche se sarebbe più  logico differenziare l'intervento su una barca: infatti si può presentare la necessità dei soli interventi di manutenzione ordinari e  straordinari, o di riparazione, o di ricostruzione o di trasformazione. Ometto di parlare degli interventi deturpanti, perché abbiamo  già troppi cattivi esempi davanti agli occhi girando per i porti. Data dunque la necessità di intervenire su barche costruite decine di  anni fa e che possono risalire agli inizi del novecento, se non al secolo scorso, ci si trova di fronte ad alcune possibilità di scelta:  rivolgersi a un piccolo cantiere artigianale, tradizionale costruttore, teoricamente più economico, di barche da lavoro o portare la  barca in un cantiere più noto e costoso di riparazione di barche da diporto? O meglio: conviene rivolgersi a un cantiere di riparazione  o a uno di restauro? Le differenze sono molte: un cantiere di riparazione è in grado di intervenire su qualsiasi parte di una barca  classica, ma molte volte non ha il rispetto dovuto alle tecniche costruttive impiegate nella costruzione della barca che ci interessa,  mentre un cantiere di restauro - e sono pochissimi in Italia - ha una grande preparazione, direi storica e culturale, su ogni tipo di  costruzione tradizionale. Vero restauratore è colui che conosce i metodi costruttivi, i materiali impiegati, le caratteristiche tecniche  degli scafi, delle attrezzature, delle vele, delle imbarcazioni da diporto delle epoche passate, mentre il riparatore è colui che  normalmente lavora sulle barche recenti, per le quali non è richiesta sensibilità storica e rispetto della tradizione. Cantieri di  riparazione e di costruzione in Italia ce ne sono alcune decine, mentre i cantieri in grado di intervenire profondamente su una barca  storica per operazioni di restauro o ricostruzione sono molto pochi: tra questi ricorderò, ad esempio, Carlini di Rimini, De Cesari di  Cervia, Bertolucci di Viareggio, Morri e Parra di Viserba, Valdettaro di La Spezia, il Cantiere Navale dell'Argentario di Porto S. Stefano,  Mostes di Genova Pra, Sangermani di Lavagna e Beconcini di La Spezia. Questi cantieri sono tutti validi ma non hanno le stesse  capacità di intervento: ce ne sono di quelli che restaurano una barca all'anno o anche più di rado, altri per i quali il restauro è un  fatto occasionale, data anche la ristrettezza dei necessari spazi coperti disponibili, mentre il numero dei cantieri che intervengono  continuamente su barche d'epoca è abbastanza ristretto: tra questi il Cantiere Navale dell'Argentario, Mostes, Sangermani e  Beconcini, cantiere che ho visitato recentemente per fare il punto sui maggiori cantieri del restauro in Italia. IL CANTIERE NAVALE  CARLINI - RIMINI , iniziò l'attività con la riparazione barche in legno dei pescherecci; successivamente il cantiere si specializzò negli  interventi su barche da diporto anche di grosse dimensioni, grazie al fatto che era uno dei pochi ad avere uno scalo d'alaggio a  carrello in grado di muovere barche fino a 400 tonnellate di dislocamento e grazie anche ad una mano d'opera molto esperta, dato    che Porto S.Stefano, dove si trova il cantiere, è un centro nautico di prim'ordine da tantissimi anni. costruzione e riparazione barche in  legno - Rimini Il cantiere dispone anche di due gru e di due capannoni, oltre che di una banchina e di uno spazio all'aperto. La  limitatezza degli spazi è sempre stato un vincolo per questo cantiere che, in pratica, si trova compresso nella città di Porto S.Stefano  e non ha modo di espandersi. A terra e ai lavori si trovano in media una decina di barche anche di grosse dimensioni; i dipendenti  sono trentacinque e, come in ogni cantiere, si fa ricorso a ditte esterne solo per interventi radicali sugli impianti elettrici, sui motori o  sulle vele, mentre il resto viene tutto eseguito in cantiere. È decisamente un cantiere tradizionale con un'atmosfera un pò fuori dal  tempo: capannoni in penombra, banchi da falegname con molti macchinari moderni, ma con una gran quantità di attrezzi manuali,  rastrelliera con alberi, boma e picchi di barche di cui si è ormai persa la memoria e ovunque vecchie attrezzature, legni pregiati e  ferramenta d'ottone cromato o di ferro zincato. Questo cantiere, col passare degli anni, ha restaurato barche famose, come l'"Altair"  il "Fleurtje", un cabinato a vela di 50 metri a tre alberi, l' "Alshain", un motoryacht di 34 metri. Tra le barche più belle non si può  dimenticare il "Sea Gipsy", una goletta progettata da John Alden nel 1929 e rimasta per diverso tempo in cantiere, "Aline", un  motoryacht di 25 metri del cantiere Benetti e più recentemente "Cheone", una barca di 52 anni, che sta per iniziare il giro del  mondo. Ricordo ancora il "Nerissa", un bellissimo cutter inglese dalle linee meravigliose che fu del Conte Marone Cinzano, e ricordo  il "Puritan", "Valdivia", "El Chico", "San Francesco", "Aurora" e "Dolphin". Tutte barche d'epoca, alcune delle quali bellissime che  abbastanza spesso tornano in cantiere per la manutenzione o per passare l'inverno. In questo momento il cantiere sta intervenendo  per lavori di riparazione e manutenzione su diverse barche di famosi cantieri, mentre in corso di Rimini è la città dei sogni, dove  chiunque può avere uno yacht oppure in inglese un wooden boat oppure un boat?ristrutturazione completa c'è un Benetti 25. CANTIERE  NAVALE rimini Luigi Mostes, titolare del cantiere, appartiene ad una dinastia di costruttori di imbarcazioni da diporto: suo padre lasciò  il natio Lago di Como per andare a lavorare nel cantiere Baglietto e, in seguito, mise su il proprio cantiere, dapprima a Sturla, poi a  Recco, poi nell'attuale sede di Prà, vicino a Genova. Il cantiere è costituito da due capannoni, da una tettoia e da uno spiazzo  all'aperto, servito da uno scalo d'alaggio che può alare barche fino a 25 metri. I dipendenti sono tredici e nel cantiere lavora anche  Alessandro Mostes, figlio del titolare, che prosegue la tradizione di questa famiglia di vecchi costruttori che hanno ancora tre altri  cantieri sulle rive de Lago di Como. Il cantiere navale, ora compreso nel nuovo porto di Genova Voltri, è tipicamente artigianale,  anche considerando le misure limitate degli spazi disponibili sotto capannone: non è possibile intervenire su più di cinque/sei barche  contemporaneamente dato anche il basso numero dei dipendenti. Il cantiere si dedica alla riparazione, al restauro, soprattutto delle  barche costruite dallo stesso cantiere negli anni passati e alla costruzione in legno. Tra le barche in restauro attualmente c'è  "Amadeus", ex "Vea", costruito nel 1960 del cantiere Beltrame di Genova Sturla. Sono in ricostruzione gli interni e presumibilmente  presto anche la coperta di questa bellissima barca a vela tutta di mogano e teak. Una nota interessante: Luigi Mostes è  un'appassionato di storia della costruzione ed il suo cantiere è stato prescelto per la realizzazione della "Nina", la caravella di  Colombo che verrà ricostruita, in occasione del quinto centenario della scoperta dell'America, sulla base delle ricerche fatte dal Signor  Mostes e da altri. Questo è un vero riconoscimento per la passione e la cultura che si respira in questo cantiere in fatto di  costruzione classica. CANTIERE SANGERMANI Dal 1946 a Lavagna, questo cantiere esiste in realtà da più di cento anni ed è  conosciuto in tutto il mondo per le sue eleganti imbarcazioni da diporto, normalmente progettate da grandi architetti navali come  Sparkman e Stephens, Giles, Franco Anselmi Boretti o dagli stessi Sangermani. Titolare è Cesare Sangermani, coadiuvato da Pino  Persoglio, a capo di una cinquantina di artigiani bravissimi; il cantiere dispone di ogni mezzo per il sollevamento e l'alaggio di  imbarcazioni anche di grandi dimensioni. Ha una superficie all'aperto di 5.000 metri quadri e al coperto di altrettanto, divisi in più  capannoni contigui, nei quali si trovano sempre in costruzione o in riparazione barche lunghe più di 20 metri. Ristrutturate barche in  legno, restauro di barche Questo cantiere, grazie alle tradizioni familiari e alla mano d'opera che viene lentamente e faticosamente  istruita e tramandata da sempre, è conosciuto anche per i restauri di imbarcazioni famose, soprattutto di quelle costruite dal cantiere  stesso. Cesare Sangermani infatti non nasconde la simpatia che ha per le sue barche e per quelle fatte dal padre e dallo zio, che  periodicamente gli vengono affidate per ricostruzioni più o meno estese. Naturalmente in cantiere si trovano barche fatte da altri  famosi costruttori, ma a Sangermani si rivolgono soprattutto i proprietari di barche nate lì, sapendo che questo costituisce un  biglietto da visita e una garanzia che pochi costruttori possono dare. In questo momento Sangermani sta ristrutturando "Emi",  varata nel 1954, uno sloop lungo quasi 27 metri, al quale è stato ripreso il fasciame, insieme ad interventi agli interni e alla coperta.  Nei programmi del cantiere navale c'è in primo posto la costruzione di nuove barche a vela e a motore, sempre rigorosamente in  legno, che qui viene studiato e applicato in modi tradizionali ma secondo tecnologie modernissime. Insomma in questo cantiere si  respira polvere di teak e di mogano, le essenze da sempre preferite dalla dinastia Sangermani, splendide e durevoli. CANTIERI  NAVALI CARLINI RIMINIQuesto cantiere è unico perché non costruisce, ma restaura soltanto barche d'epoca, le ricostruisce se  necessario e le mantiene, con una serietà ed una preparazione storica e tecnica al più alto livello. Visitare il cantiere Beconcini è un  piacere perché vi si trovano le più belle barche d'Europa, alcune delle quali appartenute a personaggi famosi, ma le migliori barche in  legno? moltissime dotate di un lungo pedigree e soprattutto di grande bellezza. Il cantiere, che ha una quarantina di dipendenti, si è  recentemente trasferito nella nuova sede nel Golfo de La Spezia; ha una superficie - enorme, per la nautica - di 30.000 metri  quadri, di cui 4.500 già coperti da grandissimi capannoni e altri 3.000 in via di copertura. I proprietari del cantiere sono due fratelli,  Angelo e Giancarlo Beconcini, e il loro cugino Pier Giorgio Beconcini, mentre direttore del cantiere, da più di 13 anni, è Eugenio  Moretti: tutti appassionati di barche d'epoca oltre il pensabile, così come gli artigiani che lavorano in cantiere, con i quali ho avuto  dei simpatici colloqui dai quali sono emerse figure di carpentieri, di falegnami, di attrezzatori e di verniciatori preparatissimi e  innamorati del loro lavoro, che ricordano tutte le barche passate per il cantiere con i loro pregi e i loro difetti. Come dicevo prima,  questo cantiere è l'unico in Italia che si interessi esclusivamente del restauro di barche d'epoca, tra le quali bisogna ricordare la  goletta a palo "Croce del Sud", lunga 37,70 metri, costruita nei cantieri Martinoli di Lussinpiccolo nel 1931, da allora sempre di  proprietà della stessa famiglia. Le barche da ricordare sono tante: "Mariette", goletta disegnata da Herreshoff nel 1913, lunga 33  metri, "Shaula", un Camper e Nicholson del 1925, lungo 23 metri; l' "Astra", un classe J del 1928, costruito da Camper e Nicholson e  ricostruito da Beconcini anni fa con trentacinquemila ore di lavoro, tutte barche attualmente in cantiere per gli interventi di ordinaria  manutenzione invernale, così come la "Skagerrak", costruito nel 1938 per Goering, e il "Cariba", un ketch francese costruito nel  1930. Tra i restauri famosi, "Silvia," un motorsailer del 1925 di Camper e Nicholson lungo 37 metri, e il "Tomahawk", un 12 metri  S.I., costruito nel 1939, sempre da Camper a Nicholson, lungo 21,20 metri, già appartenuto anche a Gianni Agnelli. Attualmente  sono in corso interventi di restauro e riparazione su "Norlanda", ex "Candida", un ex classe J, mentre il fiore all'occhiello del cantiere  ora è il "Lulworth", una gigantesca barca a vela inglese di quasi 40 metri che verrà ricostruitanon tutte le imbarcazioni sono di rimini  ma il miglior cantiere navale rimane sempre il carlini di Rimini de grandi possibilità future, data la quantità di barche d'epoca  famose che trovano ricovero da lui per interventi più o meno radicali. I problemi del restauro sono molti: innanzitutto difficoltà di  trovare barche interessanti e degne di essere restaurate, difficoltà di trasporto della barca fino al cantiere di restauro, gravosità e,  talora, pratica impossibilità di reperire disegni originali o informazioni sull'oggetto da ricostruire, scarsezza delle essenze di legno  giuste per intervenire e, non ultima, la necessità di prevedere spese che possono arrivare ad alcuni miliardi; non va dimenticato  inoltre che i cantieri in grado di fare interventi estesi su barche d'epoca, come ho detto prima, sono pochi, e quei pochi sono sempre  impegnati, per cui non si può pensare che una barca affondata nel fango possa essere ricostruita quasi completamente e tornare  agli antichi splendori nel giro di pochi mesi. Nel settore del restauro, soprattutto in quello delle barche di grandi dimensioni, come i  12 metri S.I. e i classe J, tutto assume dimensioni impensabili: spessore dei fasciami, dimensioni delle chiglie, cubatura di legname  pregiato per fare coperte ed interni, alberi che superano facilmente i 40 metri di altezza, bozzelli di legno che pesano come un  bambino, cavi d'acciaio di enorme sezione e, alla fine, conti da capogiro. Naturalmente, quando si tratta di intervenire su grandi  barche, è evidente che anche i costi di intervento saranno grandi e, oltre tutto, non preventivabili. Questa è infatti una caratteristica  delle grosse opere di restauro: normalmente il cantiere non vuole - giustamente - dare al cliente neanche un'idea vaga e preventiva  delle spese da sostenere, dato che le difficoltà e la durata di questi particolari tipi di intervento non permettono neanche di poterne  indicare la durata. Cantiere navale Carlini si occupa di restauro di barche in legno, ma non solo si occupa anche di sollevamento  imbarcazioni Ecco perché operazioni del genere non sono alla portata di tutti, proprio per l'impossibilità di preventivare la spesa finale;  il proprietario di una barca che invece deve stare attento al budget preventivato di spesa non può mettersi in questa impresa,  perché, come capita spesso, i lavori si fermerebbero già all'inizio. Ho molti casi del genere di fronte agli occhi: impiegati che trovano  una vecchio barca di legno e cercano di restaurarla da soli, senza averne minimamente i mezzi economici e la capacità tecnica,  appassionati e sognatori che prendono barche a vela malandate e si affidano a cantierini artigianali abituati a riparare gozzi o a  falegnami che non ricordano neanche più come si fa un incastro a coda di rondine, professionisti simpatici ma poco pratici che si  innamorano - ad esempio - di un vecchio 8 metri S.I., ma non hanno i soldi per intraprendere il restauro e sono alla perenne ricerca  di uno sponsor.. Di per sé il fatto non sarebbe grave se si dovesse ricostruire interamente l'albero; ma quando invece un albero di  Spruce lungo 50 metri deve essere riparato con l'aggiunta di lunghi pezzi di legno diverso, ecco che si vede immediatamente la  differenza di colore e di venatura del legno che viene impiegato attualmente. Ma una barca o meglio un'imbarcazione in legno è  davvero speciale per chiunque.

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